DI GJERGJ YLLNESHAJ.
Ricordate il caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”? Per settimane il Paese è stato sommerso da dichiarazioni, polemiche, scontri televisivi e interventi politici. Una vicenda delicata, riguardante soprattutto dei bambini e decisioni della magistratura minorile, venne trasformata in una battaglia ideologica. Il procedimento, in realtà, non è semplicemente “finito nel nulla”: nel marzo 2026 il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha adottato nuove decisioni sulla collocazione dei figli e disposto ulteriori valutazioni. Ma, quando l’attenzione politica e mediatica è diminuita, anche molti di coloro che avevano gridato allo scandalo hanno improvvisamente smesso di parlarne.

Oggi rischiamo di assistere allo stesso copione con Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla sua attività. I giudici hanno stabilito che Roggero inseguì gli uomini e sparò quando il pericolo immediato non era più attuale: per questo non hanno riconosciuto la legittima difesa.
Si può discutere sulla pena, sul risarcimento e sulle leggi italiane. Ma una cosa deve essere chiara: la legittima difesa serve a fermare un pericolo, non a trasformare un cittadino in giudice, giuria e boia. Roggero non è stato condannato perché aveva protetto il proprio negozio, ma perché, secondo le sentenze confermate fino alla Cassazione, continuò l’azione quando la rapina era ormai terminata.
Eppure, ancora una volta, la cronaca giudiziaria sta diventando terreno di propaganda. Alcuni esponenti della destra stanno presentando Roggero come un simbolo politico, quasi come un eroe perseguitato dalla magistratura. In questo modo, il dibattito non riguarda più i fatti del processo, ma viene usato per alimentare lo scontro contro i giudici e per spostare l’attenzione dalle difficoltà della maggioranza.
Il momento politico non è casuale. Il 14 luglio 2026, alla Camera, un emendamento della maggioranza sulla nuova legge elettorale è stato bocciato con voto segreto per un solo voto: 188 contrari e 187 favorevoli. La stessa Giorgia Meloni ha riconosciuto che sono mancati voti all’interno della maggioranza. È un segnale politico importante e mostra l’esistenza di divisioni nel centrodestra, anche se non dimostra automaticamente che il governo sia prossimo alla caduta. La riforma elettorale complessiva è stata successivamente approvata dalla Camera e deve proseguire il proprio iter al Senato.
La mia lettura è che casi come quello di Roggero possano diventare una cortina fumogena: un argomento emotivo, capace di dividere gli italiani e occupare televisioni e social, mentre si parla meno delle crepe politiche aperte nella maggioranza. Non posso affermare che esista una regia dimostrata, ma il meccanismo è evidente: quando la politica è in difficoltà, la cronaca viene spesso trasformata in uno spettacolo ideologico.
La giustizia può essere criticata, ma deve essere criticata partendo dagli atti e dalle leggi, non trasformando una condanna definitiva in uno slogan elettorale. Roggero ha diritto a essere trattato con umanità, ma non può essere trasformato in un eroe nazionale soltanto perché le sue azioni vengono considerate utili alla propaganda di una parte politica.